3 maggio 2003, La Stampa

L'AZIENDA DI RICERCHE BIOMEDICHE DI COLLERETTO CHIEDE
L'INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA

Presidio alla Rbm in procura
Esposto per ingiurie contro gli animalisti

Da un anno, ogni settimana, trovano un presidio di animalisti e antivivisezionisti ai cancelli dell'azienda. Cinque, dieci persone con cartelli e megafoni, a protestare contro la sperimentazione dei farmaci sugli animali. Adesso i dipendenti della Rbm, l'istituto di ricerche biomediche "Marxer" di Colleretto Giacosa, passano al contrattacco. Nei giorni scorsi gli avvocati dell'azienda hanno fatto partire le prime azioni legali, querelando i manifestanti per ingiurie. La situazione, del resto, è sempre più tesa.

Tutto era iniziato il 24 maggio dell'anno scorso, con una manifestazione organizzata dalla Lav. Nei mesi successivi è stato creato il coordinamento "NoRbm", con tanto di sito internet: ogni settimana alcuni volontari attendono i dipendenti all'ingresso oppure all'uscita, distribuendo volantini e gridando a pieni polmoni la propria contrarietà all'utilizzo degli animali nella ricerca farmaceutica.

Più di una volta si è andati vicini allo scontro fisico, evitato soltanto per la continua presenza di poliziotti e carabinieri. Non sono mancate le minacce, anonime, come pure lettere contenenti polverina bianca o proiettili inviate sia ai vertici dell'azienda che al sindaco di Colleretto Giacosa ed a giornali locali. Adesso la vicenda arriva sul tavolo del procuratore della Repubblica Giorgio Vitari, chiamato a valutare se le manifestazioni superino il limite del lecito.

Nel gennaio scorso la protesta era arrivata al suo culmine, con una manifestazione a carattere nazionale che ha raccolto davanti ai cancelli della Rbm oltre 300 persone. "Questa azienda - spiega Marina Berati, leader del coordinamento NoRbm - non è diversa da altri laboratori dello stesso genere. Per noi è un punto di partenza per portare avanti le nostre istanze antivivisezioniste". E aggiunge: "Le prove su animali sono inaffidabili per l'uomo, servono solo a facilitare il business della vendita dei farmaci". Secca la replica dell'azienda, che ricorda che la sperimentazione dei farmaci (senza vivisezione) viene eseguita dove richiesta dalla legge e sotto severi controlli: "E' una strada obbligata in assenza di alternative scientifiche attendibili e per la cura di malattie devastanti". Ma intanto i circa 190 dipendenti della Rbm devono fare i conti con proteste e polemiche, senza peraltro ricevere alcun sostegno dalle amministrazioni pubbliche o dai vari enti del territorio, nonostante sia a rischio ormai la stessa permanenza dell'azienda in Canavese.

"Da un anno - dicono l'ex direttrice Luciana Orlando, dimessasi alcuni giorni fa, e l'attuale "numero uno" Rita Bussi - subiamo violenze e intimidazioni verbali. Eppure noi lavoriamo secondo le disposizioni di legge".

Mauro Revello